L'immigrazione italiana
Società
L’IMMIGRAZIONE ITALIANA
Dal Brasile un esempio di perfetta integrazione
e partecipazione allo sviluppo economico e culturale del Paese
Da un’intervista a Luigina Peddi, direttrice dell’Istituto italiano di cultura
a San Paolo del Brasile
“Fino alla metà dell’Ottocento, la presenza italiana in Brasile fu limitata a poche centinaia di individui, comprendendo una parte esigua di lavoratori manuali e di esuli politici dei moti del 1821 e del 1831, tra questi gli esempi più illustri sono quelli di Libero Badarò e Giuseppe Garibaldi, impegnati nelle lotte sociali per il rispetto dei diritti civili. Con l’abolizione della schiavitù e la successiva rinuncia al lavoro coatto, aumentò la domanda di manodopera straniera. Gli italiani fecero parte di quei grandi gruppi di immigrati che giunsero dall'Europea a spese dei fazenderos per cercare lavoro nelle terre del Nuovo Mondo. Il loro apporto nel settore, in effetti, si rivelò di fondamentale importanza per l’utilizzo di tecniche di coltura avanzate che furono adattate al paesaggio agrario brasiliano.
A cavallo tra i due secoli si ebbe poi un vero e proprio "boom migratorio" (tra il 1867 e il 1914 gli italiani rappresentarono il 44% del totale degli stranieri) seguito da una fase di contrazione avvenuta nel periodo tra le due guerre, a causa delle cattive condizioni di vita nelle colonie. A partire da questo momento le avventure oltreoceano si trasformarono in viaggi intrapresi più per interesse intellettuale che per bisogno economico. Per ciò che concerne le caratteristiche socio-geografiche salienti si può dire che, se fino al 1915 prevalse la presenza di nuclei familiari e manodopera rurale, dopo gli anni ’20 si verificò una diminuzione della componente femminile e contadina a favore delle attività dei singoli che si distinsero soprattutto nei settori dell’artigianato, dell’edilizia e del lavoro industriale.
I nuclei di provenienza di maggiore entità interessarono in egual misura settentrione (46%) e meridione (43%), con una scarsa partecipazione delle zone centrali. Tra le mete privilegiate degli immigrati italiani c'erano gli stati del sud (Rio Grande do Sul, Santa Catarina e Paraná) e le zone di Espírito Santo, la città di Rio de Janeiro e Minas Gerais, dove gli emigranti si occuparono in prevalenza del settore del caffè. Un discorso a parte merita lo Stato di San Paolo che raccolse circa il 70% della presenza italiana. Gli italiani giunti in Brasile e integratisi nella società hanno partecipato alla crescita e alla trasformazione del Paese in maniera congiunta al "melting pot" di nazionalità che caratterizza il territorio.
L'aspetto più interessante è sicuramente legato a tutte quelle attività "tipicamente italiane" che sono ammirate dai brasiliani come segno distintivo di una cultura che considerano, per osmosi, anche di loro appartenenza. Questo ha portato dunque allo sviluppo di una serie di industrie sul mercato che si distinguono per la produzione di manufatti tipicamente italiani o di prodotti alimentari che sono il fiore all'occhiello della gastronomia d'oltreoceano. L'impatto sociale è senza dubbio notevole: basti ricordare tutta la significativa eredità offerta dal popolo italiano al Brasile per quanto riguarda feste e tradizioni (culinarie e non) che sono state tramandate dai primi immigrati fino ai figli dei discendenti e tuttora in voga.
I primi istituti di cultura italiana sorsero negli anni '30 per iniziativa del Governo di Roma proprio con l'intento di svolgere quel ruolo di mediazione tra la società e i rappresentati della cultura italiana. Molti giunsero in Brasile proprio grazie allo sforzo e all'impegno dei professionisti che hanno scritto la storia della cultura italiana, diffusa nel mondo intero. Attualmente l'istituto cerca, con dedizione e impegno, di mantenere ben salda questa grande tradizione che ormai dura da anni, tenendo sempre vivo il legame con la presenza italiana nel Paese e la grande quantità di oriundi che dimostrano un fortissimo entusiasmo per le loro radici. Inoltre, promuoviamo una politica culturale che punta sui giovani stranieri, con scambi universitari che cerchino di coinvolgere la popolazione interessata alla nostra cultura. La pianificazione degli eventi culturali, realizzata in accordo con l'ambasciata, pur orientandosi sulla cultura italiana, dimostra interesse anche per le iniziative straniere organizzate nel nostro Paese. Un esempio recente è la promozione qui a San Paolo della personale di Carlos Arujo, bravissimo illustratore del libro della Bibbia, che si è tenuta a Roma nel maggio di quest’anno 2009.
Oggi l'integrazione sociale e culturale degli Italiani in Brasile può definirsi conclusa con risultati soddisfacenti. Basti pensare ai grandi artisti italiani che hanno portato la nostra cultura nel Paese: dalle compagnie liriche e teatrali che hanno presentato interpreti di fama internazionale (Caruso, Duse, Zacconi, Borelli, Ruggieri, Toscanini, Ruffo, ecc.), all’architettura, sia quella popolare delle fazendas che quella cittadina dei quartieri alti, con la realizzazione di opere spesso monumentali con nomi come Pucci, Bezzi, Piacentini, Calabi, Parlanti e Bo Bardi. Senza dimenticare i nomi illustri della letteratura come Ungaretti e presenze fondamentali in campo scientifico come De Falco, Piccolo, Onorato e Albanese”.
(L’intervista è stata realizzata da Maria Aparecida Ovidio da Silva)
Autore: Redazionale