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Un inedito sulle sculture di Boccioni


bozza

 

Un  giallo  nell'arte

 

Un inedito d'eccezione sul mistero delle  sculture  di  Umberto  Boccioni rivelato dal gallerista romano Marco Rossi Lecce, nipote del famoso pittore  futurista Carlo Erba.

 

Alfredo Pasolino

 

 

La clamorosa lettera rivelatrice si attesta sul lontano 1979, quando Marco Rossi Lecce ebbe l'acume di intervistare gli ultimi protagonisti e i testimoni del Futurismo italiano, ormai scomparsi come del resto tutti gli intervistati. Fra i vari interpellati, Marco Bisi, figlio di Giannetto Bisi e di Adriana  Bisi, pittrice ma anche cugina  di Umberto Boccioni.  Il giovanissimo Bisi, gli fa da assistente, nell'ultimo anno di vita artistica del famoso pittore scultore Boccioni, nello studio a Milano. 

Era il 1914.  Milano era la città più progredita d'Italia. Va ricordato che a Milano nel 1909, Boccioni conobbe il poeta Marinetti fondatore del Futurismo; ne rimane affascinato, tanto più che divenne l'esponente più attivo del Movimento. Per correttezza e trasparenza sulla storia, nei fatti e nei nomi e del giallo scottante,  mi atterrò fedelmente alla rivelazioni di Marco Rossi Lecce, ad un carattere formale e di sintesi nei contenuti, per non cadere in una verità romanzata.

Boccioni interventista e capofila del Movimento rivoluzionario dopo l'euforia del Manifesto parte per la guerra nel famoso battaglione Lombardo Ciclisti e Automobilisti, con Carlo Erba e gli altri futuristi milanesi.  In seguito, nel 1917 per un disgraziatissimo destino muore cadendo da cavallo durante un esercitazione militare. Gli  storici del  Futurismo,  negli anni 70-80, poco attenti, avevano scritto che dopo la sua morte le sue sculture di gesso di Boccioni erano state distrutte. Anche oggi dagli esegeti dell'arte si sa poco o nulla. Invece le cose andarono diversamente; una storia affascinante e con dei risvolti gialli ancora da districare.

Dopo la morte di Boccioni la sua famiglia si trasferisce a Verona.  Non potendo portare le sculture (erano nove) perché pesanti e troppo ingombranti, le affidano a un amico di famiglia , certo Piero da Verona (scultore classico ) , fratello di Guido, che a quel tempo era uno scrittore sconosciuto e di moda. Piero immagazzina per modo di dire le sculture, sistemandole sotto un portico all'aperto, praticamente esposte alle stagioni, solo riparate da un tetto ! Lì, restano per ben dieci anni. Poi inaspettatamente, senza nessun motivo plausibile e preavviso, Piero decide di distruggerle e di gettare i detriti in una  discarica nei pressi di Milano (era il 1927).  Bisi viene informato il giorno stesso, ovviamente con maggior senso critico e preparazione accademica ; anche lui scultore, si dispera e corre alla discarica (Acqua Bella), trova un ammasso di frammenti ( vale in senso letterale). Va tenuto conto che Boccioni all'epoca, era famoso e che le sculture avevano sicuramente un buon valore. Rimane un mistero perché Piero da Verona se ne sia sbarazzato, forse per ragioni di ingombro?

Forse per la gelosia, il fatto è che distrusse un patrimonio dell'Umanità, che aveva un bel valore aggiunto, quello mercantile. Bisi quasi in lacrime davanti ai detriti di gesso, si ricorda che Boccioni poco prima di partire per la guerra, aveva dipinto di rosso-minio una delle sculture, quella più piccola: <Sviluppo di una bottiglia nello spazio> con paziente precisione, raccolse tutti i  frammenti rossi che risaltavano dagli altri e li portò in studio. Nei due anni successivi restaurò la scultura ricostruendola con soddisfazione certosina. Soddisfatto del lavoro parte per Verona, porta la scultura alla sorella di Boccioni, Amelia Callegari, la quale lo ringrazia con slancio di gioia, invitandolo ad andare a trovare un futurista famoso, certo Fedele Azari, con il progetto di far fondere in bronzo la scultura. Promette a Bisi che una volta fatto questo, lui si poteva riprendere il gesso originale. Anche se Bisi, recatosi da Azari a ritirare la "bottiglia rossa", si vede ringraziato, anche lui entusiasta, ma gli dice di ripassare dopo qualche mese. Passa quasi un anno, nessuno si fa vivo con Bisi, lui riparte e va trovare Azari, ma non trova neanche più lo studio in cui era stato. Insomma, Bisi desiste e rinuncia. Poi, nell'intervista, dichiara che in effetti la fusione ci fu, perché pochi anni dopo in una mostra a Palazzo Reale a Milano, vede esposta la fusione in bronzo. Si accorge anche che l'avevano levigata; forse qualcuno prima di fonderla aveva raschiato tutta la superficie di gesso rosso, togliendo quella patina spessa e rugosa che aveva voluto Boccioni. Insomma la trovò diversa da come se la ricordava. E qui finisce l'intervista con Marco Bisi. Che era accaduto ? Perché Bisi non trovò più Azari ?

Ecco la spiegazione raccontata dalla lettera di Marco Rossi Lecce : Azari fece fare due copie in gesso della scultura rossa; dopo si ammalò, ebbe delle crisi nervose una dopo l'altra. Chiude lo studio, ecco perché Bisi non lo trovò. Ebbe diversi ricoveri in cliniche per malattie mentali, finendo suicida nel 1930.  Il fratello si ritrova le tre sculture : una copia viene prestata per una mostra e torna spaccata in due, e ... viene gettata ! La seconda copia viene venduta varie volte e finisce alla fine in Brasile, dove si trova tuttora. Ma quella rossa, l'originale ricostruita da Bisi, che fine ha fatto? Viene anche questa venduta e alla fine arriva nelle mani di un grosso collezionista, un certo Calmerini. Questi nel 1935 la dona, insieme ad altre opere di Boccioni, al Comune di Milano, il quale la fa finalmente fondere in bronzo, e poi in copie. L'originale? Viene definitivamente distrutto. Almeno dal 1935, non se ne hanno più notizie, molto probabilmente fu distrutto in fonderia; era destino.

Tutta questa incredibile storia, documentata, dall'intervista del 1979, di Marco Bisi, unico e lucido testimone dell'epoca, e successivamente ospitata in un bel libro (di due anni fa) di Luigi Sansoni, storico dell'arte milanese, in cui ricostruisce tutti i vari passaggi delle sculture, con documentazione certa e scientifica (lettere, documenti, fatture e contratti).

Una storia per tanti aspetti incredibile. Lo scandalo attuale, che si aggiunge al giallo nell'arte, poi è questo : chi è andato a vedere la scultura di bronzo sul Futurismo, alle Scuderie del Quirinale, mostra istituzionale proveniente da Parigi e prestata all'Italia, avrà potuto vedere la scultura di bronzo esposta. E fino qui, ci siamo. Chi ha comprato il Catalogo cercando la scultura,  l'ha trovata. Due pagine, in quella a destra è riprodotta, in quella a sinistra  c'è la scheda, lunga tutta la pagina, firmata da un critico d'arte francese. Titolo : Umberto Boccioni <Lo sviluppo di una bottiglia nello spazio>, 1912, bronzo, cm. x cm., ma non un solo accenno a questa storia. Non è incredibile ? Il fruitore pensa di trovarsi davanti a una scultura di Boccioni, fatta da lui, tirata in bronzo da lui. Mentre l'esemplare è stato fuso (sembra) nel 1940, e appartiene a un museo tedesco.


Autore: Alfredo Pasolino


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