Cosmogonia cristiana
Religione
Cosmogonia Cristiana
(ancora sul principio femminile della Creazione)
Claudio Lanzi
II Cristianesimo, sia pure un parte, vive ancora scismi e conflitti sul problema della natura trinitaria del Principio creatore e sul primato di una natura sulle altre. Sono noti i dibattiti sia in area gnostica che ortodossa, sul genere attribuibile al Padre e al Figlio, sul senso dello Spirito e sulla gerarchia nella triade. In un quasi disperso Vangelo degli Ebrei Cristo chiama lo spirito “Madre” (così come riporta Origene nel Commento al Vangelo di Giovanni) e sembra accettarne la valenza. Ma soprattutto la patristica approfondì il rapporto fra lo Spirito e la Grazia e fra quest'ultima e la Vergine, ponendo la Madre Terrena (inserita nel tempo degli uomini) quale ricettacolo di una valenza femminile atemporale, la Grazia, veicolata dall'elemento alato della triade divina. In tal modo Maria ascende ai cieli, trasfigurata in un elemento stesso della Divinità suprema.
Nella Sapienza Santa, riconosciuta ed esaltata da Dante e dai Fedeli d'Amore, c'è un evidente richiamo alla Binah sephirotica della cabala ebraica e alla Sophia gnostica e, sotto alcuni aspetti, anche alla stessa Shekinah. Ma il cristianesimo ha solo duemila anni; è pertanto una tradizione recente, che ha però ereditato i filoni cosmogonici delle tradizioni precedenti, aggiustandoli, con concilii vari, sul sostrato della genesi canonica biblica, integrandola con la funzione cristica. All'interno della Chiesa sono sempre vissuti scismi, eresie, epurazioni, guerre e conflitti vari, sui principii cosmogonici della chiesa delle origini. Tali principii hanno sviluppato una notevole quantità di cosmogonie, spesso eterogenee, in quanto legate a tradizioni più arcaiche dei popoli convertiti. Il filone esoterico cristiano ha trovato forte alimento nel monachesimo benedettino e cistercense e nelle potenti confraternite laiche (templari, cavalieri teutonici, rosacroce ecc).
L'incontro dei monaci cristiani con le ultime ascendenze druidiche ha prodotto, ad esempio, quelle raffinate e complesse saghe nordiche in cui Artù e Merlino convivono in uno scenario eroico, dove miti cristiani e pagani si fondono per dar vita ad altissime forme d'ascetismo laico e religioso.
Senza fare una storia degli scismi e degli innumerevoli filoni iniziatici cristiani, accenneremo solo al filone gnostico e alla Sophia che ha avuto tanta influenza sull'esoterismo cristiano.
Della Sophia parlano sia i testi ebraici del Qumran (di 100-200 anni precedenti la stesura dei vangeli sinottici), come i vangeli o i testi gnostici cristiani provenienti dalla stessa area. A seconda della ascendenza e delle manipolazioni successive (ellenizzanti o meno), si ha una accettazione o un rifiuto totale della matrice ebraica. La rilettura dei testi di Nag Hammadi dovrebbe portare ad una rivisitazione di gran parte dei testi cabalistici ebraici e a riconoscere l'influenza di una matrice essenica che lavorava da tempo immemorabile, nel silenzio dei deserti. La genesi gnostica accetta quasi sempre la emanazione da una entità imperscrutabile (detta il Padre) di una entità femminile, detta Barbelo. Nell'apocrifo di Giovanni, l'Essere Supremo, la luce imperscrutabile, che viene definito per negazioni (al pari di quanto avviene nei Veda: neti-neti, non questo, non questo) scopre Barbelo nell’acqua luminosa che lo circonda. A Barbelo come ennoia (primo pensiero/immagine manifesta, insito nel Padre) viene conferita una enneade di valenze, ed esattamente: 1) madre del tutto, 2) metropator (emanata dal padre ed essa stessa madre e padre), 3) primo uomo (primo essere), 4) spirito santo, 5) forza tripla 6) maschio triplo 7) nome triplo, 8) bisessuata (androgine), 9) eone eterno.
Lei stessa, come pronoia, chiede e riceve: 1) la prima conoscenza, 2) l'immutabilità, 3) la vita eterna, 4) la verità. Questi quattro insieme a Barbelo (ennoia e pronoia) costituiscono una pentade di eoni eterni bivalenti. Dalla contemplazione che il Padre fa di Barbelo nasce uno splendore luminoso, il Figlio definito anche la testa (vedi lo schema cabalistico e la posizione di Kether). Da Lui procede la Creazione secondo uno schema cosmogonico di dodici eoni. Ultimo fra tali eoni è Sophia che, per voler creare una immagine simile a sé, senza il consenso del Padre né del Figlio, determina la caduta, la produzione dell'imperfezione e la lotta fra luce e tenebre.
Tra i codici di Nag Hammadi, un testo che ha creato non pochi contrasti è quello sulla Origine del Mondo. L'approccio a tale codice, secondo una linea logica può creare sgomento. Il testo, che è un coacervo di simbolismi ermetici, inizia col premettere che prima e più in alto del Caos esiste la Luce primordiale. L'autore non si occupa della creazione degli eoni, per la quale accetta quanto previsto in altri testi gnostici, ma individua un eone particolare chiamato Pistis, ultimo degli immortali. Da Pistis scaturisce Sofia, che analogamente a quanto avviene nell'apocrifo di Giovanni, vuole creare per suo conto. Materializza il suo desiderio che si concretizza in un essere che interpone un sipario fra luce e tenebre. Tale essere visto dal basso appare come abisso o tenebre, visto dall'alto appare come caos infinito.
Detto essere non accetta l'esistenza di qualcosa superiore a lui. Da ciò nascono l'odio e l'invidia ( definita un aborto la cui placenta sarà la materia) e si sviluppano le acque primordiali, il brodo nel quale si svilupperà la generazione dei mondi. La Pistis, sgomenta dal risultato, genera la paura, la quale si getta nella materia primordiale che, in tal modo, sarà animata da tale sentimento. L'arconte, generato con la parola da Pistis, bisessuato, leonino ma ignorante dominatore della materia, sarà Jaldabaoth. Questi, per mezzo del pensiero e della parola, crea sette potenze planetarie e fra questa Sabaoth, il Dio dell'Antico testamento. Inizia una lunga lotta, con fasi alterne tra Sabaoth, aiutato dalla Pistis, e Jaldabaoth, e da questa la creazione dei mondi e del genere umano.
Interessante, in questo schema cosmogonico è la figura di Pistis-Eva, istruttrice dell'Adamo primigenio e che si trasforma poi in Albero della Conoscenza.
Tra le cosmogonie cristiane bisogna ricordare infine quelle d'ordine platonico-pitagorico, fra tutte quella di Filone d'Alessandria, di cui riporto un frammento significativo tratto da "La creazione del Mondo", nel quale compare un geniale incontro fra il Timeo platonico e la Genesi biblica. Il frammento che segue si occupa degli aspetti maschili e femminili del numero e, in particolare, del numero 6:
“...... Il numero più adatto alla generazione è il 6: infatti, dei numeri che seguono all'1 esso è il primo perfetto, giacché è eguale alla somma delle sue parti ed è pure uguale al loro prodotto in quanto la sua metà è 3 e la terza parte è il due, la sesta parte è l'1. Inoltre per sua natura è sia maschio che femmina e contiene in sé, combinate, le caratteristiche dell'uno e dell'altra. Infatti, negli esseri il dispari è maschio, il pari è femmina; dei numeri dispari il principio è il 3, dei pari è il 2 e il loro prodotto è 6. Risultò perciò necessario che il mondo, essendo la più perfetta fra le cose generate, fosse formato secondo un numero perfetto, il 6, e dovendo avere in sé i processi della generazione, che si realizzano tramite l'accoppiamento, era altresì necessario che venisse realizzato sull'esempio di un numero misto, il primo parimpari, che include in sé sia l'idea del maschio che dona il seme come quella della femmina che lo riceve”.
Autore: Claudio Lanzi